L'AFFRESCO

LE IMMAGINI RELATIVE ALLE FASI DELL' AFFRESCO SONO STATE TRATTE DA  http://www.uiafirenze.com/ita/interventi-es-affresco.php#4

L'affresco è una pittura murale. La pittura murale ha origini risalenti alla preistoria ma, nel corso dei secoli, ha subito una notevole evoluzione tecnica.

La pittura murale può essere: a secco, quando i colori vengono stesi direttamente sul muro asciutto;   a fresco  quando i colori vengono stesi sull'intonaco bagnato. In questo caso, l'intonaco, asciugandosi, reagisce chimicamente e finisce per imprigionare i pigmenti colorati, diventando un tutt'uno con essi. Per questo motivo la pittura a fresco dura molto di più di quella a secco.

 

 

LE FASI DELL' AFFRESCO

L'esecuzione di un affresco prevedeva diverse fasi. Prima di tutto bisognava preparare la parete: pulirla da polvere o altro e stendervi uno strato di malta detto rinzaffo.

Sulla parete, così preparata, si stendeva un primo strato di intonaco, detto arriccio, composto da acqua, calce e sabbia a grana grossa.

Sull'arriccio asciutto si realizzava la sinopia, cioè il disegno preparatorio dell'affresco, utilizzando come pigmento la terra rossa proveniente dalla città turca di Sinope. Questo disegno aveva la funzione di uno studio preliminare: l'artista poteva rendersi conto delle difficoltà tecniche da affrontare e il committente poteva valutare se l'opera lo soddisfaceva.

Sulla sinopia si stendeva un  strato di intonaco, detto tonachino  o intonaco pittorico, costituito da acqua, calce e sabbia a grana fine, che costituiva  il supporto della pittura definitiva.
Poichè l'affresco doveva essere eseguito sull'intonaco bagnato, si stendeva il tonachino solo sulla parte che poteva essere dipinta prima che esso si asciugasse.

A questo punto si realizzava il cartone preparatorio cioè un disegno su carta, più o meno spessa, della stessa grandezza dell'affresco. Il cartone preparatorio serviva per riportare, con diverse tecniche, il disegno sull'intonachino.

Per riportare il disegno preparatorio sull'intonaco pittorico si poteva usare la tecnica dello spolvero:  lungo le linee del disegno venivano praticati dei piccoli fori .La carta, così bucata, venita poggiata alla parete e la si tamponava con un sacchetto di polvere di carbone che, passando attraverso i fori, lasciava sulla parete la traccia del disegno.

Un altro metodo per il trasporto del disegno sull'intonaco pittorico è l'incisione realizzata ripassando i contorni del disegno con uno stilo metallico: sull'intonaco rimane una leggera incisione sufficiente al pittore per iniziare ad applicare i colori.

Ottenuto il disegno sull'intonaco pittorico si passava alla stesura del colore che penetrava nell'intonaco fresco. Avveniva, a questo punto, una reazione chimica, la carbonatazione: la calce (idrossido di calcio), presente nell'intonaco, asciugandosi, reagiva con l'anidride carbonica presente nell'aria e si trasformava in carbonato di calcio, una sostanza dura e poco solubile che "imprigionava" i pigmenti colorati rendendoli altrettanto resistenti.

 

Fino alla fine del Duecento, l'affresco veniva eseguito a pontate: si stendeva il tonachino su una porzione di parete lunga quanto il ponteggio che serviva per lavorare.
Dalla fine del Duecento, invece, l'affresco cominciò ad essere eseguito a giornate: si stendeva il tonachino su una porzione di disegno completa (una testa, una figura, un'ampia porzione di cielo, ecc.); in questo modo, l'esecuzione finale appariva più accurata perchè non erano evidenti le linee di separazione tra le parti dell'affresco dipinte in pontate diverse.

Nella Basilica superiore di Assisi (Storie di Isacco) inizia il procedimento detto "a giornate": veniva steso solo lo strato di intonachino che il pittore pensava di poter dipingere fino a quando l’intonaco si manteneva umido, cioè per circa 6-8 ore, una giornata di lavoro; dopo, l’intonaco si seccava e non assorbiva più il colore. Di giorno in giorno si procedeva in questo modo. Le giunture tra le varie giornate erano nascoste con pittura a secco (colori stesi sull’intonaco asciutto).
Seguendo la sovrapposizione delle giunture dell’intonaco è possibile non solo calcolare quante giornate di lavoro sono state necessarie per realizzare un affresco, ma anche la loro successione (sequenza di composizione). In genere si procedeva dall'alto verso il basso (per non sporcare la parete inferiore) e, solo per comodità, da sinistra verso destra.

  • Giotto, Compianto sul Cristo morto, Cappella degli Scrovegni, Padova
  • Giotto, Compianto sul Cristo morto, Cappella degli Scrovegni, Padova. schema con il numero delle giornate di lavoro e con la sequenza di composizione

MAPPA CONCETTUALE

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